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Come strutturare la sezione “Conclusioni” di un articolo clinico

La sezione “Conclusioni” di un articolo clinico deve lasciare al lettore una chiara comprensione della ricerca, trasmettere un senso di chiusura e completezza, enfatizzando le implicazioni e il significato dello studio.

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Federica D'Incà

Medical Writing & Scientific Communication Executive
216_Q_La sezione "Conclusioni" di un articolo clinico

Siamo arrivati all’ultimo articolo della nostra serie che racconta la struttura di un articolo clinico.

Riassumendo brevemente quanto detto, un articolo clinico presenta una prima sezione chiamata “Introduzione”, che ha lo scopo di inquadrare il contesto clinico in cui lo studio è stato svolto e descrive quali sono i motivi che hanno portato alla sua conduzione.

Il paragrafo successivo dei “Materiali e metodi” specifica come lo studio è stato condotto, fornendo al lettore tutte le informazioni necessarie per valutare l’adeguatezza della metodologia di ricerca, nonché la robustezza dei risultati riportati.

Abbiamo poi visto la sezione “Risultati”, che racconta i dati raccolti e le analisi effettuate nel corso di uno studio clinico. Tabelle, figure e analisi statistiche sono parte integrante di questa sezione e guidano il lettore attraverso i risultati rilevanti per il quesito e le ipotesi posti nell’introduzione.

Nella sezione “Discussione” invece si descrive il significato dei risultati raccolti.

Vediamo ora la quarta e ultima sezione di un articolo scientifico: le “Conclusioni”.

La sezione “Conclusioni” di un articolo clinico

L’effetto recency è un bias cognitivo che consiste nel ricordare maggiormente le ultime informazioni ricevute e attribuirvi inconsciamente più valore. Ecco perché è importante sapere come scrivere le “Conclusioni” di un articolo clinico. Una sezione conclusiva efficace, infatti, offre la possibilità di lasciare “un segno” nella mente dei lettori, fornendo un’interpretazione chiara dei risultati, rafforzando così l’integrità complessiva dello studio.

Questa sezione è l’opposto dell’“Introduzione”, non solo per collocazione, ma anche per struttura. L’introduzione segue generalmente il formato del triangolo rovesciato o a imbuto, ovvero dal generale allo specifico.

Le “Conclusioni” seguono una struttura invertita, aprendosi con i punti salienti della ricerca e terminando con un’affermazione generica e pertinente che incoraggia i lettori a riflettere e li sfida ad agire sulla base delle nuove conoscenze acquisite.

Mentre l’“Introduzione” apre un dialogo col lettore, definendo il quesito di ricerca, le “Conclusioni” trasmettono un senso di chiusura e completezza, enfatizzando le implicazioni e il significato dello studio.

Di seguito trovi la nostra checklist contenente alcuni consigli ed errori da evitare per verificare l’efficacia delle “Conclusioni”.

Ripeti il quesito di ricerca.

Inizia chiarendo i tuoi obiettivi e ribadendo i punti principali della tua tesi. Ricorda al lettore l’importanza dello studio, raccontandola in modo totalmente diverso rispetto all’Introduzione.

Sintetizza i risultati principali.

Tieni a mente che la sezione delle “Conclusioni” non è un semplice riassunto (dal latino re-sumptus = preso di nuovo) dell’elaborato, perché va oltre la semplice ripetizione della tesi iniziale e dei risultati ottenuti, offrendo una sintesi (dal greco sýn-thésis = il mettere insieme) che colloca i risultati principali in una prospettiva più ampia e ne spiega l’importanza e il modo in cui contribuiscono allo stato dell’arte. Allontanati, quindi, dagli aspetti specifici e pensa al quadro generale della ricerca.

Evita frasi di apertura generiche.

Evita di iniziare le tue “Conclusioni” con locuzioni generiche, come “In conclusion“, In closing“, “In summary“, “To sum up”, “To wrap up”, ecc. Sebbene questa possa essere una transizione efficace durante una presentazione orale, in un manoscritto rischia di disfunzionare, perché può risultare ridondante. Sii immediato.

Spiega le implicazioni dei risultati.

Spiega come i risultati contribuiscono ad arricchire il campo di ricerca di riferimento e a suggerire eventuali implicazioni teoriche e applicazioni pratiche.

Individua i limiti dello studio e suggerisci ricerche future.

Identifica eventuali limiti, carenze o debolezze dello studio e suggerite idee e raccomandazioni per ricerche future, comprese le aree in cui sono necessarie ulteriori indagini.

Utilizza una dichiarazione conclusiva.

Concludi con una dichiarazione forte, che colleghi i punti principali e ne sottolinei il significato. Assicurati che l’ultimo paragrafo trasmetta al lettore il senso di chiusura di questo “racconto clinico”, portandogli un messaggio chiaro e completo, senza lasciare spazio a dubbio.

Utilizza un linguaggio chiaro e conciso.

Le “Conclusioni” devono essere coinvolgenti, concise e lasciare al lettore una chiara comprensione della ricerca. Evita di usare un gergo tecnico o un linguaggio troppo complesso; scegli piuttosto un linguaggio accessibile a un pubblico ampio ed eterogeneo.

Evita di introdurre nuove informazioni

È importante evitare di introdurre nuove informazioni, perché ciò può confondere i lettori e sminuire l’intera argomentazione. Limitati a sintetizzare i risultati principali, a discutere le implicazioni, a riconoscere i limiti dello studio e a suggerire di intraprendere future ricerche. Evita di ignorare i risultati “negativi”.

Riferisci e interpreta in modo trasparente eventuali risultati “negativi” o inconsistenti che, se omessi, potrebbero invalidare il messaggio principale.

Evita una conclusione ambigua.

Se la sezione delle “Conclusioni” è ambigua, può dare l’impressione che lo studio sia incompleto, inadeguato o fondamentalmente errato. Scrivi le “Conclusioni” con un linguaggio diretto, assumendo una posizione decisa.

Ecco il nostro take-home message: le “Conclusioni” mettono a fuoco il significato dei risultati dello studio e le potenziali implicazioni. Una conclusione fondata può aumentare la possibilità che il manoscritto venga pubblicato dalle riviste di settore e di massimizzarne l’impatto nel campo di ricerca di riferimento.

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