Lo standard inquadra in modo più preciso l’attività di valutazione biologica di un dispositivo medico nel contesto dell’analisi del rischio, presupponendo la definizione di un Biological Evaluation Plan (BEP) e, quando questo dovesse prevederlo, la preparazione di un Biological Evaluation Report (BER).

Biological Evaluation Plan

Come già commentato in un altro articolo di questo stesso blog, tra le recenti novità in ambito regolatorio vi è l’introduzione del nuovo standard UNI EN ISO 10993 (2018) relativo alla biocompatibilità dei dispositivi medici. Lo standard contestualizza in modo più preciso l’attività di valutazione biologica (ovvero, della biocompatibilità) di un dispositivo medico nel contesto dell’analisi del rischio: esso prevede, infatti, che il fabbricante si chieda a priori quali siano le “situazioni pericolose” da un punto di vista di interazione biologica del dispositivo con l’organismo, considerando quale sia la gravità del danno che esse possono causare e la probabilità con cui questo danno possa accadere, per procedere poi a minimizzarne il rischio tramite opportune misure di riduzione dello stesso.  

Per questo, lo standard presuppone la definizione di un Biological Evaluation Plan (BEP): un insieme di attività che, una volta identificate queste situazioni pericolose, ne misuri il rischio valutando se esso è già intrinsecamente ridotto oppure può essere passibile di riduzione.

In sintesi, è necessario condurre, prima dell’esecuzione di eventuali attività analitiche in vitro/vivo, una valutazione su base bibliografica e dei dati tossicologici disponibili sui componenti, sull’imballaggio e sul processo di fabbricazione del dispositivo per comprendere se i requisiti di biocompatibilità (end-points) applicabili al dispositivo, indicati dallo standard, siano soddisfatti o se, al contrario, debbano essere pianificate e condotte opportune attività di testing.

L’output di questa attività, condotta con il supporto di un tossicologo qualificato, è proprio il BEP (Biological Evaluation Plan), ossia il piano di valutazione biologica del dispositivo. Qualora da tale piano emergesse la necessità di eseguire dei test, una volta eseguita l’attività di testing si procede a valutarne i risultati redigendo il BER (Biological Evaluation Report).

Come si svolge nella pratica questa attività?

Per prima cosa è necessario raccogliere tutte le informazioni necessarie per le successive valutazioni. La completezza di questa raccolta è cruciale, in quanto – se alcuni dati fossero trascurati – questo potrebbe riflettersi in un BEP (e BER) non adeguati.

Le informazioni sono molteplici, e spaziano dalla descrizione generale del dispositivo, a quelle relative alla sua composizione e alle sue caratteristiche fisico-chimiche. Altri dati che devono essere considerati sono quelli relativi al suo processo produttivo, e quelli pre-clinici o clinici già disponibili. Infine, è utile anche considerare l’esistenza, le caratteristiche, e quanto noto in merito a dispositivi equivalenti. Tra le informazioni da reperire sicuramente sono da includersi eventuali documenti aggiuntivi riguardanti dati tossicologici già disponibili sul prodotto, nonché le schede tecniche e di sicurezza dei componenti e del confezionamento primario.

L’identificazione di tutti questi dati deve essere eseguita da personale che conosca approfonditamente il dispositivo in esame, che può farsi assistere, se lo desidera, da un consulente qualificato.

Il passo successivo richiede l’intervento di un tossicologo qualificato, che valuti – secondo lo standard di riferimento – quali requisiti di biocompatibilità (end-points) siano applicabili al dispositivo, in relazione alle informazioni ricevute. Il coinvolgimento di questa figura è necessario, così come è necessario che con lo stesso sia instaurato un dialogo efficiente che, ancora una volta, può essere mediato da un consulente preparato che agisca da tramite. L’attività del tossicologo prosegue quindi con la valutazione di tutte le diverse informazioni fornite per stabilire quale sia, sulla base di esse, il profilo di sicurezza biologica del dispositivo in relazione agli end-points identificati come applicabili. Il documento prodotto è il Biological Evaluation Plan (BEP).

Se dal BEP non risultassero necessarie attività di testing, ovvero tutti i requisiti di biocompatibilità si possono ritenere già soddisfatti, la valutazione della biocompatibilità del dispositivo si ritiene conclusa. In caso contrario, ovvero quando i dati disponibili non sono sufficienti a dimostrare che gli end-points identificati come applicabili sono soddisfatti, il BEP indicherà anche le eventuali attività di testing necessarie.

Le attività di testing sono di solito affidate a centri di saggio qualificati, tranne nel caso in cui si possiedano le opportune strumentazioni e protocolli in-house. Generalmente, è opportuno che tra fabbricante, centro di saggio e consulente si instauri un dialogo funzionale in modo da agire di concerto e nella stessa direzione.

Ricevuti i risultati dei test si redige, nuovamente con l’ausilio del tossicologo, il Biological Evaluation Report (BER) nel quale le considerazioni emerse nel Biological Evaluation Plan (BEP) saranno discusse ed integrate alla luce dei risultati dei test eseguiti, traendo le opportune conclusioni in merito alla biocompatibilità del dispositivo oggetto della valutazione, ovvero verificando ora se tutti i requisiti di biocompatibilità applicabili sono effettivamente soddisfatti.

Clariscience è in grado di affiancare i propri clienti nell’intero processo di valutazione di biocompatibilità sia di dispositivi già immessi in commercio che in fase di sviluppo, avvalendosi della collaborazione di tossicologi e centri di saggio qualificati.

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