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A cosa serve lo stato dell’arte della valutazione clinica di un DM?

La raccolta di dati clinici favorevoli è sufficiente a dimostrare la sicurezza e l’efficacia di un dispositivo medico? Non sempre. Lo stato dell’arte fornisce il riferimento necessario per interpretare correttamente le evidenze cliniche, valutare sicurezza, prestazioni e rapporto beneficio-rischio e comprendere il reale posizionamento del dispositivo rispetto alla pratica clinica e alle alternative disponibili.

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Anna Ortese

Medical Writer

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La raccolta di dati clinici favorevoli è sufficiente a dimostrare la sicurezza e l’efficacia di un dispositivo medico? Non sempre. Un’evidenza clinica, infatti, può essere interpretata correttamente solo se confrontata con il contesto in cui il dispositivo viene utilizzato e con le alternative già disponibili e accettate nella pratica clinica.

È proprio questo il ruolo dello stato dell’arte: fornire il riferimento necessario per comprendere il reale valore clinico di un dispositivo, valutarne il posizionamento e interpretare correttamente sicurezza, prestazioni e rapporto beneficio-rischio.

Ma lo stato dell’arte non è solo un requisito normativo all’interno del Clinical Evaluation Report. Può diventare uno strumento strategico per comprendere meglio il ruolo del dispositivo, individuare i corretti termini di confronto e valorizzarne il posizionamento nel panorama clinico attuale.

In questo articolo scopriamo cosa si intende per stato dell’arte nella valutazione clinica, come viene costruito e, soprattutto, a cosa può servire concretamente.

La valutazione clinica di un dispositivo medico ha l’obiettivo di dimostrare che il dispositivo è sicuro, che raggiunge le prestazioni previste e che i benefici clinici associati al suo utilizzo sono superiori ai rischi.

Il principale riscontro documentale di questo processo è rappresentato dal Clinical Evaluation Report (CER), il documento nel quale vengono raccolte, analizzate e discusse le informazioni rilevanti dal punto di vista clinico relative al dispositivo.

Ma come possiamo dimostrare che un dispositivo è effettivamente sicuro ed efficace e che il suo rapporto beneficio-rischio è favorevole?

Immaginiamo di aver sviluppato un nuovo dispositivo medico per la gestione di una determina condizione clinica, e di aver concluso uno studio clinico. I risultati sono incoraggianti: il dispositivo raggiunge gli obiettivi previsti e gli eventi avversi osservati sono limitati.

Possiamo quindi concludere che il dispositivo è sicuro e che il suo rapporto beneficio-rischio è favorevole?

La risposta è: dipende.

Dipende innanzitutto da quali risultati ottengono le tecnologie già disponibili per quella stessa indicazione clinica. Se, ad esempio, il nostro dispositivo raggiunge un tasso di successo del 70%, il dato potrebbe sembrare positivo. Ma se i dispositivi già utilizzati nella pratica clinica, o altre opzioni di trattamento, raggiungono abitualmente il 90%, quel 70% assume un significato completamente diverso. Al contrario, se la letteratura riporta valori medi del 60%, allora il nostro risultato diventa decisamente più interessante.

In altre parole, i dati del nostro dispositivo, da soli, non bastano. Per interpretarli serve un termine di confronto oggettivo. Questo riferimento prende il nome di stato dell’arte (State of the Art, SOA).

Lo stato dell’arte rappresenta quindi uno degli elementi fondamentali della valutazione clinica, perché permette di comprendere dove si colloca il dispositivo all’interno del panorama clinico e tecnologico di riferimento. Solo conoscendo questo contesto possiamo valutare in modo corretto sicurezza, prestazioni e rapporto beneficio-rischio del device.

 

Ma cosa si intende, concretamente, per stato dell’arte? E, soprattutto, a cosa serve?

 

1. L’inquadramento normativo e la definizione di stato dell’arte

Lo stato dell’arte non è un capitolo “facoltativo” del CER : la sua analisi è richiesta dalla normativa europea sui dispositivi medici ed è uno dei presupposti per costruire una valutazione clinica solida.

Il Regolamento (UE) 2017/745 (MDR) stabilisce infatti che la valutazione clinica debba basarsi su dati clinici sufficienti a dimostrare la conformità ai Requisiti Generali di Sicurezza e Prestazione (General Safety and Performance Requirements, GSPR). Per fare questo, però, i dati devono essere interpretati nel contesto delle conoscenze scientifiche e della pratica clinica disponibili.

Anche se la dicitura “state of the art” compare più volte all’interno del MDR, il Regolamento non ne fornisce una definizione ufficiale. Questa viene invece riportata nel documento IMDRF/GRRP WG/N47 ed è ripresa anche dalla linea guida MDCG 2020-6, che definisce lo stato dell’arte come:

Developed stage of current technical capability and/or accepted clinical practice in regard to products, processes and patient management, based on the relevant consolidated findings of science, technology and experience.”

Come sottolineato dalla nota che accompagna questa definizione, lo stato dell’arte rappresenta ciò che è generalmente accettato come buona pratica in medicina e tecnologia. Non coincide necessariamente con la soluzione più innovativa o con il dispositivo tecnologicamente più avanzato, ma con ciò che oggi può essere considerato il riferimento sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, dell’esperienza clinica e del consenso della comunità scientifica.

Nel contesto della valutazione clinica di un dispositivo medico, analizzare lo stato dell’arte significa comprendere qual è la condizione clinica per cui il dispositivo è indicato, come viene attualmente gestita nella pratica clinica e quali sono le principali alternative diagnostiche o terapeutiche disponibili. Concretamente, questa analisi viene effettuata attraverso una ricerca di letteratura condotta in modo sistematico, ovvero seguendo una metodologia definita e giustificata. Solo attraverso questa analisi è possibile valutare vantaggi e limiti delle diverse soluzioni esistenti e capire dove si colloca realmente il nostro dispositivo rispetto allo scenario clinico di riferimento.

Un’analisi di questo tipo permette di trasformare una raccolta di informazioni in uno strumento utile per la valutazione clinica: lo scopo non è descrivere semplicemente ciò che esiste, ma comprendere quale sia il ruolo del dispositivo all’interno della pratica clinica attuale.

2. In cosa consiste, concretamente, lo stato dell’arte?

A questo punto è chiaro che il SOA è una delle sezioni più importanti del CER, in quanto permette di introdurre il contesto necessario per interpretare correttamente le evidenze cliniche sul device.

Da un punto di vista metodologico, il SOA può essere articolato in due componenti complementari: una qualitativa, finalizzata a descrivere le conoscenze consolidate, la pratica clinica corrente e le alternative terapeutiche disponibili, e una quantitativa, volta a identificare parametri misurabili e valori di riferimento rispetto ai quali valutare la sicurezza e le prestazioni del dispositivo.

Tra le informazioni di tipo qualitativo che vengono generalmente incluse nello stato dell’arte rientrano la descrizione della condizione clinica, delle modalità di gestione attuali, delle linee guida applicabili e delle principali alternative diagnostiche o terapeutiche disponibili. L’obiettivo è capire come viene affrontata oggi quella specifica esigenza clinica e dove si colloca il dispositivo rispetto alle soluzioni già esistenti.

Questa analisi è particolarmente importante perché il contesto clinico può evolvere nel tempo. Un dispositivo presente sul mercato da anni può trovarsi oggi in uno scenario diverso rispetto a quello in cui è stato inizialmente sviluppato: possono essere emerse nuove tecnologie, oppure la pratica clinica può essere cambiata.

Lo stato dell’arte deve però riportare anche quantitativamente i valori di riferimento di sicurezza e prestazione ricavati dalla letteratura relativa ai trattamenti alternativi o ai dispositivi similari (benchmark). Come già detto, un determinato risultato non può essere interpretato in modo assoluto: assume valore solo quando viene confrontato con ciò che è atteso e consolidato nella pratica clinica corrente. Per questo motivo i benchmark non devono essere considerati solo come un requisito normativo, ma come uno strumento utile per comprendere il reale valore clinico del dispositivo e valutare se le sue prestazioni e il suo profilo di sicurezza siano coerenti con lo stato dell’arte.

3. Come si conduce un’analisi dello stato dell’arte

Ma quindi, come si elabora concretamente uno stato dell’arte? Da dove partire?

Proprio perché l’obiettivo è rappresentare in modo oggettivo il contesto clinico e tecnologico di riferimento, il SOA deve essere il risultato di una ricerca di letteratura sistematica, definita nel Clinical Evaluation Plan (CEP). La metodologia di ricerca deve infatti essere definita e giustificata a priori: è necessario pianificare fin da subito quali database consultare, l’intervallo temporale della ricerca, le parole chiave da utilizzare per costruire le stringhe e gli altri criteri metodologici che guideranno l’identificazione della letteratura pertinente.

Definire a priori la metodologia di ricerca è fondamentale per ottenere una fotografia il più possibile realistica, riproducibile e trasparente della condizione clinica, delle modalità di gestione attuali e delle alternative disponibili.

Le informazioni di tipo qualitativo vengono solitamente ricercate in fonti come review, linee guida, raccomandazioni delle società scientifiche e metanalisi, utili a descrivere il contesto clinico e tecnologico.

Per le informazioni di tipo quantitativo, invece, la ricerca è orientata all’individuazione di dati quantitativi di sicurezza e prestazione provenienti da dispositivi similari o da alternative terapeutiche rilevanti.

Il valore dello stato dell’arte dipende quindi non solo dalle informazioni raccolte, ma soprattutto dalla qualità dell’analisi critica effettuata. Un SOA valido non si limita a descrivere ciò che esiste, ma permette di comprendere quale sia il reale punto di riferimento rispetto al quale valutare il proprio dispositivo in analisi.

4. A cosa serve lo stato dell’arte?

Ma arriviamo al succo dell’articolo: a cosa serve lo stato dell’arte?

Serve, innanzitutto, a dare un significato alle evidenze cliniche sul device.

Lo stato dell’arte risponde innanzitutto a una richiesta regolatoria e serve per rendere accettabile i dati analizzati all’interno di una valutazione clinica. Come abbiamo già detto, non possiamo dimostrare la sicurezza, la performance, e il rapporto beneficio/rischio di un dispositivo senza confrontarlo con le informazioni e i dati di letteratura e linee guida più recenti. Permette quindi di capire se la performance osservata sia coerente con quanto atteso, se i rischi siano accettabili e se il rapporto beneficio/rischio possa essere considerato favorevole rispetto alle alternative disponibili.

Il device è posizionato correttamente?

Lo stato dell’arte serve anche a verificare se il posizionamento clinico del dispositivo sia (ancora) corretto o meno. Durante l’analisi potrebbe emergere, ad esempio, che la destinazione d’uso inizialmente ipotizzata non sia completamente supportata dalla pratica clinica attuale; al contrario, potrebbe risultare che il dispositivo abbia trovato un ruolo clinico più ampio rispetto a quello inizialmente previsto.

Questo aspetto è particolarmente rilevante sia per i dispositivi in fase di prima valutazione clinica, che devono ancora essere immessi sul mercato, sia per quelli già commercializzati da molti anni. La tecnologia può rimanere invariata, ma il contesto clinico può cambiare: nuove evidenze scientifiche possono emergere, nuove alternative possono diventare disponibili e la pratica clinica può evolvere. Ed è proprio questa una delle funzioni più interessanti dello stato dell’arte: non confermare semplicemente ciò che già sappiamo sul dispositivo, ma analizzarlo in modo critico alla luce delle fonti scientifiche più aggiornate.

Attenzione ai benchmarks

L’analisi dei benchmarks è senza dubbio uno degli aspetti più delicati di una valutazione clinica. Identificare i parametri di performance e sicurezza può rivelarsi una fase critica, perché richiede di cambiare prospettiva e valutare criticamente i dati clinici dei dispositivi similari o delle alternative terapeutiche, in modo da comprendere quali risultati vengono oggi considerati accettabili per quella specifica condizione.

Per questo motivo la ricerca e analisi di dati quantitativi nel contesto dello stato dell’arte non dovrebbe essere percepita soltanto come un requisito richiesto dalla normativa. Può diventare uno strumento utile per analizzare criticamente il panorama competitivo, comprendere i punti di forza e le eventuali aree di miglioramento del proprio dispositivo, così da valutarne il reale posizionamento rispetto alle alternative disponibili.

SOA e marketing non sono due mondi paralleli

Come abbiamo detto, il SOA è il risultato di una ricerca di letteratura condotta secondo una metodologia definita e un’analisi critica delle fonti scientifiche disponibili. Questo significa che le informazioni raccolte nel SOA sono basate su dati aggiornati, verificabili e supportati dalla letteratura.

Proprio per questo motivo, lo stato dell’arte non dovrebbe essere visto come un documento fine a se stesso o come un semplice requisito regolatorio. Le informazioni raccolte possono rappresentare una base scientifica solida anche per altre attività aziendali, compresa la comunicazione scientifica e il marketing. Naturalmente, ogni informazione deve essere utilizzata in modo etico e coerente con le evidenze disponibili, ma il lavoro svolto durante la valutazione clinica può diventare una risorsa preziosa per comprendere e comunicare meglio il valore del proprio dispositivo.

Conclusioni

L’analisi dello stato dell’arte può avere diverse utilità nel ciclo di vita di un dispositivo medico. Permette di interpretare correttamente le evidenze cliniche, verificare il reale posizionamento del dispositivo rispetto alla pratica clinica attuale, definire benchmark di sicurezza e performance e individuare punti di forza e possibili aspetti di miglioramento rispetto alle alternative disponibili. Inoltre, grazie alla solidità delle fonti scientifiche su cui si basa, il SOA può rappresentare una risorsa preziosa anche per la comunicazione scientifica e le attività di marketing, fornendo informazioni aggiornate e supportate da evidenze.

Elaborare uno stato dell’arte accurato significa non solo soddisfare un requisito regolatorio, ma comprendere fino in fondo il valore clinico del proprio dispositivo e il suo ruolo nel panorama scientifico attuale.

 

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