Il poster è uno strumento di networking il cui scopo è facilitare l’avvio di una conversazione tra gli autori della ricerca e i soggetti che lo osservano.

A chi si occupa di ricerca sarà sicuramente capitato di dover preparare un poster scientifico in vista di un congresso. Dopo aver raccolto dati, dopo averli elaborati e dopo aver contribuito alla stesura di un articolo scientifico, la preparazione di un poster sarà sembrata un’incombenza minore. Eppure, quando siamo lì, davanti al foglio bianco, ci rendiamo conto che mettere insieme un buon poster non è un’attività da sottovalutare, considerata l’importanza che riveste nel promuovere la conoscenza del nostro lavoro.

Prima di iniziare, cerchiamo di mettere a fuoco alcuni punti fermi.

Chiediamoci quindi: che cosa non è un poster scientifico? Il poster non è una versione ridotta di un paper scientifico. Non è nemmeno un contenitore da riempire alla rinfusa con dati, tabelle e ogni sorta d’informazione. Non è un’appendice dove inserire tutto ciò che non abbiamo potuto includere nel nostro articolo. E non è un esercizio di stile dove una grafica accattivante prova a sostenere un contenuto claudicante.

A questo punto dobbiamo chiederci: cosa è un poster scientifico? Qui, la risposta è precisa e puntuale. Il poster scientifico è soprattutto uno strumento di networking. Il suo scopo è facilitare l’avvio di una conversazione tra gli autori della ricerca e i soggetti che lo osservano.

Sicuramente, un poster deve comunicare in modo efficace e senza la mediazione degli autori una serie di informazioni di base che chiunque si aspetterebbe di trovare tra cui: il razionale del progetto di ricerca, i metodi utilizzati e i risultati chiave. Tutto ciò deve essere presente e deve essere chiaramente comprensibile nelle sue linee generali.

Il poster scientifico oggi.

Fino a pochi anni fa, presentare un poster a una conferenza scientifica significava inevitabilmente combattere con puntine da disegno, elastici e errori di stampa scoperti troppo tardi per essere corretti.

A lungo, la struttura dei poster scientifici, è rimasta ingessata in formati scarsamente comunicativi, concentrando moltissime informazioni in uno spazio troppo stretto per accoglierle. Qualcosa sta cambiando e sempre più spesso gli organizzatori dei congressi accettano e, in alcuni casi richiedono, la presentazione di poster in formato digitale. Come accaduto in altri settori, il distanziamento prolungato imposto dalla pandemia ha spinto nella direzione di sperimentazione e di novità, incentivando soluzioni digitali anche nel campo della comunicazione scientifica.

Perché utilizzarlo?

I vantaggi del poster digitale vanno ben oltre il non doversi portare dietro un tubo di cartone da 70 centimetri. I relatori possono apportare facilmente modifiche dell’ultimo minuto al contenuto e possono convertirlo in altri formati digitali in modo da essere condivisi o caricati su un sito Web. In questo modo, il poster assolve ancora meglio alla sua funzione di strumento di comunicazione e networking.

Questo strumento digitale permette di integrare contenuti di natura diversa, in alcuni casi anche brevi clip video. La possibilità di ingrandire delle specifiche porzioni, consente di poter visualizzare con un dettaglio maggiore (anche grazie agli schermi ad alta risoluzione) immagini e grafici. Per il resto vale la regola del less is more, valida anche per il poster tradizionale che deve privilegiare la sintesi e la leggibilità.

Infine, vale la pena spendere due parole sulle competenze necessarie. Preparare un poster prevede di possedere una serie di competenze professionali che i ricercatori dovranno acquisire. Queste non si limitano alla grafica digitale, ma hanno a che fare, soprattutto, con la capacità di trasformare un messaggio complesso e articolato in una sintesi accurata. In alternativa, ci si potrà rivolgere ad esperti di comunicazione scientifica che sapranno trasformare i risultati delle loro ricerche in una chiara storia da raccontare.

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