Le pubblicazioni predatorie rappresentano una seria minaccia alla letteratura scientifica di qualità, alla sua libertà e affidabilità.

Nell’editoria accademica si definisce pubblicazione predatoria un modello di business che prevede la pubblicazione, generalmente open access, di articoli scientifici dietro compenso e senza fornire i servizi e il controllo (peer review) tipici di un editore scientifico legittimo.

Le riviste predatorie – nella traduzione italiana – o predatory journals in inglese rappresentano una seria minaccia alla letteratura scientifica di qualità, alla sua libertà e affidabilità. L’EMWA (European Medical Writers Association) e l’AMWA (American Medical Writer Association), le due massime associazioni di medical writers, insieme all’ISMPP (International Society for Medical Publication Professionals) lavorano da tempo per informare la comunità scientifica. In tal senso hanno pubblicato una dichiarazione congiunta nella quale prendono posizione nei confronti di queste pubblicazioni dando indicazioni pratiche su alcuni elementi da considerare quando si seleziona o si si entra in contatto con una pubblicazione e il suo editore.

Le tre associazioni nel loro Joint Position Statement on Predatory Publishing individuano una serie di caratteristiche – qui sotto riprodotte – che dovrebbero mettere in allarme un ricercatore. Per l’intero documento rinviamo a quanto pubblicato sul sito ufficiale dell’EMWA.

  • editori o riviste che inviano e-mail che sollecitano in modo aggressivo i ricercatori
  • un nome di rivista che suona in qualche modo familiare, ma che in realtà ricorda in modo subdolo il nome di una rivista legittima
  • un sito web che sembra poco professionale, con una grafica scadente, un linguaggio non consono, link non funzionanti e pubblicità aggressiva
  • nessun indirizzo o numero di telefono nazionale indicato sulla rivista o sul sito Web dell’editore o l’utilizzo di un indirizzo / numero di telefono falso
  • la mancata citazione in un sistema di indicizzazione riconosciuto come PubMed13 o all’interno di una directory online legittima come la Directory of Open Access Journals (DOAJ)14
  • promesse di una peer-review irrealisticamente rapida o assenza di informazioni sul processo di peer-review della rivista
  • le spese di elaborazione dell’articolo non sono trasparenti (e possono essere molto alte o molto basse) o devono essere pagate al momento dell’invio (ovvero, non dipendono dall’esito della peer-review)
  • l’affermazione di un’ampia copertura in molteplici specialità in medicina o in più sottospecialità in una particolare disciplina
  • un’ampia gamma di riviste la cui pubblicazione è iniziata di recente e / o che contengono pochi articoli pubblicati, che sono inaccessibili o, chiaramente, di scarsa qualità
  • un comitato editoriale composto da membri non esperti nella specialità della rivista o al di fuori del paese in cui è pubblicata la rivista, o membri del consiglio di amministrazione sconosciuti a chi ha esperienza di pubblicazione nel settore
  • un sistema di invio eccessivamente semplice con poche domande e nessuna richiesta di informazioni sul conflitto di interessi o sugli autori.

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